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La Lunga Guerra di "FACCO" il Mulo del Sesto Alpini

dal "Corriere della Sera" del 19-11-1960

Egli ha fatto come meglio non sarebbe possibile, il suo "dovere", ed ora, a 23 anni, si trova ancora nella stalla del suo Battaglione

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Brunico. 18 novembre, notte

 

Nella stalla del Battaglione "Trento" del 6° Reggimento Alpini, a Monguelfo, vive un vecchio mulo. Ha 23 anni e si chiama "Facco": già da qualche anno avrebbe dovuto essere "riformato", perché non è più in grado di fare da guida ai muli, come ha sempre fatto, almeno per una decina d'anni. Invece, continuano a tenerlo lì in quella stalla, e a qualcosa serve ancora: serve ai giovani conducenti per imparare come si governa un mulo e come gli si mettono i finimenti.

IN ALBANIA

Sono stato a trovare "Facco", non tanto per lui, per la sua vecchiezza e per la sua tristezza, quanto perché c'è, nella sua storia, la storia di tutti i muli che hanno fatto la guerra. Anch'essi l'hanno fatta perché gliel'hanno fatta fare, non perché l'avessero scelto come mestiere; ma visto che dovevano farla, l'hanno fatta bene ed hanno avuto i loro eroi.

Ora, devo dire che "Facco", per esempio, non è stato un eroe nel senso puro della parola. Però, è stato un mulo che ha fatto bene la guerra, l'ha fatta con dignità e con senso di disciplina, e, appunto per questo, sono andato a fargli visita nella sua stalla (cosa, che in lui, non ha destato il minimo interesse).

"Facco" è nato in Puglia e gli piaceva, quando era un mulo "bambino" crogiolarsi al sole della sua terra e fiutare in distanza l'odore dei campi. Vent'anni fa, nel 1940, andò in Albania, per quella guerra che ha avuto 2 definizioni, una per gli uomini, l'altra per i muli.

Per gli uomini è stata detta "la guerra delle 3 effe", cioè fame, freddo e fumo (il fumo scaturiva da quei focherelli che gli alpini accendevano per riscaldarsi e che erano tutti più fumo che fuoco). Per i muli è stata detta "il calvario", tanti ne sono morti: le piogge trasformavano la terra in pantani e i muli ci cascavano dentro, sotto il peso delle cassette di munizioni e ci affogavano.

"Facco" se l'è cavata. Aveva un conducente, un ragazzo trentino con i capelli biondi. che il mulo si divertiva a fiutare chissà perché. come aveva fiutato, giovanetto. l'odore dei suoi campi pugliesi. Un giorno, nella Valle dei Devoli, portava rifornimenti di munizioni (due cassette di pallottole per "91") agli Alpini della "Tridentina" che tenevano il crinale di Vallanare. Alle spalle degli alpini c'erano gli informatori che con segnali luminosi indicavano i movimenti delle nostre salmerie, e i mortai sparavano. Il punto più pericoloso da sorpassare per i muli era il Coldetto di Lenyies, su una gola fra due montagne, sempre sotto tiro delle artiglierie nemiche.

Anche quel giorno "Facco" era in testa alla colonna di muli e aveva accanto il suo conducente, il ragazzo trentino con i capelli biondi. Una bomba da mortaio scoppiò lì davanti e il ragazzo rotolò per terra, colpito in testa da una scheggia. "Facco" lo vide cadere e, per un attimo si arrestò ma fu un attimo appena, perché subito dopo incominciò a salire col suo passo di sempre, il passo di montagna, limitandosi una volta sola a guardare indietro, dove era caduto il ragazzo. Aveva capito insomma, che se si fosse fermato lui tutta la colonna si sarebbe fermata e le munizioni non sarebbero arrivate in tempo sul crinale del Vallanare. Invece, arrivò in tempo giusto, e senza dubbio "Facco" sapeva di aver fatto il suo dovere fino in fondo.

 

 

Tuttavia col muso sollevato, fiutava intorno qualcosa: non si sa se il ricordo dei suoi lontani campi pugliesi o quello dei capelli biondi del ragazzo trentino, rimasto a terra nel colletto del Lenyies.

LA SFILATA

Poi fece l'avanzata verso la Grecia e seguì la "Tridentina" fino a Leskovika traversando fiumi a guado e mari di fango. Dopo rientrò in patria in testa alla sua colonna di muli, alla sfilata di Bari. Quel giorno dicono, era molto felice. Della sfilata, probabilmente, non gli importava gran che; e neppure degli onori che, in un certo senso, venivano resi anche a lui. Ma era in casa sua, nella sua terra di Puglia, e arrivava alle sue narici il profumo dei suoi campi dove si era inebriata la sua giovinezza.

Forse, chissà, vi sentì anche l'odore dei capelli biondi di quel ragazzo trentino morto nel colletto del Lenyies.

Fece anche la Russia. Passò per la Germania; passò per il terribile bosco di Comil (il bosco degli agguati); toccò Nowo Gorlowaka, marciò notte e giorno, sempre col suo passo e sempre in testa alla colonna dei muli verso la linea del Don, si fermò a Bolskoy. Per la prima volta da che era in guerra, "Facco" conobbe Katiusha, la "piccola Caterina", la prima batteria a razzo montata su autocarro. I soldati gli cadevano intorno come, di autunno cadono dagli alberi le foglie ingiallite.

"Facco" non aveva più né tempo né voglia di voltarsi indietro a guardare una foglia caduta.

Il tempo del ragazzo trentino, con quei capelli biondi che gli piaceva di fiutare era un tempo lontano? Si era costruito, dentro, "lo spirito" della guerra e badava soltanto a ripararsi dai colpi della "Katiusha", i nuovi mostri di cui aveva fatto conoscenza. Dal gennaio del 1942, quando incominciò la ritirata, invece di caricarsi sulla groppa le cassette di munizioni, si caricò i feriti e i congelati. Li portava come aveva portato le cassette: e intanto dagli alberi seguitavano a cadere le foglie ingiallite.

Poi, quando tornò in Italia, ci fu un'altra sfilata, a Verona, con in testa la bandiera del 6° Alpini, decorata di medaglia d'oro. Non c'era nemmeno più il Comandante, il Colonnello Paolo Signorini: anch'egli morto e anch'egli medaglia d'oro. Dietro "Facco" pochi muli camminavano. Lui, però, era ancora in testa: non più felice come il giorno di Bari quando arrivava alle sue narici l'esaltante profumo della sua giovinezza, ma ancora in testa.

Qualcuno, dopo la sfilata, gli batté vigorosamente le mani sui fianchi e lui non si voltò nemmeno. Tutto ciò che desiderava, forse, era un giaciglio ed una greppia.

Ora é lì, a Monguelfo, nella stalla del Battaglione "Trento" e i ragazzi si servono di lui per imparare come si governa un mulo e come gli si mettono i finimenti. Vecchio com'è, quel che ormai può capitargli é di morire. Comunque, ha fatto la sua guerra e l'ha fatta bene, senza essere un "eroe". L'unico suo eroismo, semmai, fu quando, nel colletto di Lenyies continuò a camminare, dopo che gli era ruzzolato accanto il ragazzo trentino con i capelli biondi.

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